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LO SVEZZAMENTO

Il latte materno rappresenta l’alimento migliore e completo fino ai 6 mesi di vita del neonato. A partire dai 6 mesi in poi, però, il latte materno non è più sufficiente a garantire un apporto corretto di calorie e nutrienti al neonato e, di conseguenza, è indispensabile affiancare al latte nuovi alimenti.

Si parla quindi di “svezzamento” o in maniera più corretta di “alimentazione complementare” proprio perché si integra il latte con alimenti diversi che soddisfano le richieste nutrizionali del lattante, soprattutto per quanto riguarda l’apporto di energia, proteine, ferro, zinco e vitamine.

Sebbene le principali società scientifiche (Ministero della Salute, WHO, Unicef, American Academy of Pediatrics…) stabiliscano l’indicazione di allattare sino ai 6 mesi di età, nella pratica non esiste un momento preciso e uguale per tutti i lattanti in cui iniziare lo svezzamento. Il momento adatto dipende da numerosi variabili individuali tra cui le specifiche esigenze nutrizionali, lo sviluppo neuropsicomotorio e anatomo-funzionale, la crescita staturo-ponderale, il rapporto mamma-bambino, le esigenze specifiche della mamma e il contesto familiare e socio-culturale. Non esiste infatti lo svezzamento unico ma bisogna porre attenzione alle esigenze di ogni singolo bambino , di ogni singola famiglia e alle indicazioni del pediatra.

E’ bene sottolineare che questa fase di apprendimento è fondamentale per lo sviluppo del bambino in quanto i comportamenti alimentari assunti nel periodo di vita dai 6 mesi ai 2 anni di vita determinano le basi educative, metaboliche, psicologiche e comportamentali per un’alimentazione corretta per tutta la vita.

È IMPORTANTE INIZIARE A 6 MESI. PERCHE’?

  • Il latte assunto dal neonato non è più sufficiente a supportare la sua crescita.
  • In questa fase di crescita, l’apparato digerente e quello renale hanno raggiunto la giusta maturazione per digerire ed assimilare nuovi alimenti.
  • Dal 6° mese in poi lo sviluppo neuromuscolare progredisce permettendo così al neonato non solo di succhiare ma anche di iniziare a masticare e deglutire cibi più consistenti.

NON È CONSIGLIABILE PRIMA DEI 6 MESI. PERCHE’?

  • Prima dei 6 mesi, i neonati non hanno la coordinazione e/o la capacità di deglutire cibo solido e presentano il riflesso di espulsione ossia con la lingua tendono a spingere in fuori tutto ciò che viene introdotto in bocca.
  • Non vi è ancora uno sviluppo psicomotorio tale da permettere la posizione seduta.
  • L’assunzione di altri alimenti può ridurre la produzione di latte materno.
  • Nei neonati a rischio di carenze, per esempio nati prematuri, è preferibile attuare una supplementazione individuale di ferro piuttosto che anticipare il divezzamento.

Durante il divezzamento è possibile continuare ad allattare al seno: l’allattamento offre sia al bambino che alla mamma diversi effetti benefici. Per il lattante infatti si ha un effetto positivo sullo sviluppo neuro-cognitivo, un ruolo protettivo contro le infezioni gastrointestinali e respiratorie nonché una riduzione del rischio futuro di sviluppare obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Per la mamma l’allattamento comporta una riduzione del rischio di cancro al seno e all’ovaio e conferisce una maggiore capacità di far fronte all’osteoporosi perché l’apparato scheletrico si è “abituato” al rilascio di calcio durante questa fase.

Abitualmente in Italia si ricorre quasi sempre allo svezzamento tradizionale ossia è il genitore a proporre al bambino le classiche pappe, ad orari regolari, seguendo uno schema di introduzione dei vari alimenti su propria iniziativa o su indicazione del pediatra. Con questo tipo di alimentazione si tende ad introdurre un pasto completo alla volta e si preferiscono omogeneizzati, pappe e baby food privilegiando inizialmente pappe liquide, poi semi-liquide e infine pezzetti di cibo. Il bambino mangia in  momenti separati dai genitori, non mangia lo stesso cibo ed usa il cucchiaino.

In altri Paesi è invece più diffuso l’uso del cosiddetto “autosvezzamento” o “alimentazione complementare a richiesta”; questo tipo di svezzamento si basa sulla capacità di autoregolazione del bambino rispettando la sua naturale e individuale evoluzione alimentare senza alcun tipo di forzatura. Il bambino condivide a tavola il pasto con i genitori ed è libero di utilizzare il cucchiaino e di toccare e mangiare il cibo con le mani.

Esiste anche un altro tipo di alimentazione complementare che si chiama “Baby Led Weaning” (Rapley), che presenta similitudini con l’autosvezzamento da cui però si differenzia perché il bambino si alimenta da sé, senza cucchiaino, impugnando gli alimenti e mangiando la parte che spunta dal pugno.

 

COSA FARE

  • Non forzare mai il bambino: i cibi vanno proposti ma non imposti.
  • Aspettare le richieste di cibo del bambino: la quantità la stabilisce lui. Iniziare con piccole dosi ed aumentare gradatamente man mano che il bambino dimostra interesse per il cibo nuovo.
  • Assecondare il bambino quando cerca di raggiungere il cibo con le mani.
  • Cambiare con gradualità gli alimenti, per educarlo a gusti diversi e fornirgli tutti i contenuti nutritivi dei vari cibi.
  • Considerare le abitudini familiari e, se errate, cercare di educare la famiglia ad una sana e buona alimentazione: i bambini mangeranno bene se la famiglia si nutre in modo adeguato.

COSA NON FARE

  • Superare la quantità di cibo prevista in funzione dell’età del bambino.
  • Somministrare latte vaccino: povero di ferro e troppo ricco di proteine.
  • Aggiungere miele: può contenere spore di Clostridium botulinum (con rischio di intossicazione da tossina botulinica), che non possono essere distrutte dagli acidi contenuti nello stomaco e nell’intestino del lattante perché ancora insufficienti.
  • Aggiungere sale o zucchero alle pappe.
  • Somministrare the: contiene tannino che lega il ferro ed altri minerali riducendone l’assorbimento, oltre a contenere sostanze eccitanti per il sistema nervoso.
  • Far assumere cereali di tipo integrale o eccedere con le verdure: contengono troppe fibre che essendo poco assimilabili da parte del bambino, possono ridurre l’assorbimento di altri nutrienti.

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